“Zagreb” di Arturo Robertazzi

«Non posso. Molti dei miei amici sono dei loro! Tutto questo…» esito non riuscendo a pronunciare le parole «… tutto questo non ha senso!»

Arturo Robertazzi ambienta la vicenda narrata in Zagreb durante la guerra serbo-croata, scoppiata a seguito della dichiarazione d’indipendenza della Croazia, proclamata il 25 giugno 1991, pur non facendo mai diretto riferimento a fatti realmente accaduti entro il contesto della guerra né a quale dei due schieramenti – se a quello serbo o a quello croato – appartiene il protagonista, che narra in prima persona senza mai citare il suo nome.

Ci troviamo in una fabbrica dismessa che viene utilizzata come Lager. Ogni giorno vi arrivano prigionieri che vengono poi prontamente eliminati con esecuzioni sommarie nella stanza un tempo adibita a mensa. La fabbrica viene chiamata “La Base” ed è gestita da un plotone di soldati con a capo il Comandante: egli impartisce gli ordini a vari personaggi: Igor, Alek detto “Il Cane”, “La Guardia”, il nostro protagonista e altri giovani militari. Tutti hanno in comune la stessa sete di sangue e morte, la stessa disumanità, come se la guerra avesse gettato su di loro un incantesimo, trasformandoli in bestie feroci: il loro unico obiettivo è farli fuori tutti, “loro”, così come vengono chiamati dal narratore.

Neanche il protagonista è immune da questo vortice di violenza e terrore, prova un senso di piacere in tutto ciò e non è mai sazio: “loro” sono animali, sono inferiori e non meritano dignità, “noi”, invece, siamo il caposaldo della nazione, siamo i giusti e facciamo tutto per il bene comune. Insomma, è questo il quadro che ci dipinge l’autore: un lager dove i prigionieri vengono trattati come animali ed eliminati uno ad uno, un luogo dove non abitano più civiltà e coscienza, ma dominano l’orrore e l’odio. In una situazione tanto compromessa e degenerata l’uomo può ritrovare la ragione?

Un giorno, accade che fra i nuovi prigionieri arrivi Drazen, vecchio e caro amico del protagonista. Anche lui è uno di “loro” e per questo dovrà essere eliminato. Il suo arrivo al lager, però, smaschera tutte le debolezze del protagonista e ne sconvolge i pensieri. Le sue certezze iniziano a vacillare. Drazen è il suo migliore amico.

La sua mente torna sempre più spesso al passato, a quando non esistevano “noi” e “loro”, ma tutti vivevano insieme e in pace, perché nonostante le atrocità presenti della guerra c’era stato un tempo in cui vivere insieme e in pace era possibile. I ricordi del protagonista tornano a quando lui e Drazen erano studenti e parlavano del futuro, passando interi pomeriggi al Diski, il bar dove lavorava Darka, la ragazza di cui era innamorato. Il narratore ricorda Drazen, la sua esuberanza e il modo in cui lo spronava a farsi avanti con quella ragazza, ammonendolo a non aspettare sempre l’indomani e confessandogli della sua paura che «quel domani non arriverà mai!», anzi, «che non ci sarà nessun domani».

L’arrivo di Drazen fa riemergere il lato umano del protagonista, che cerca di curare la ferita alla gamba dell’amico pur senza abbandonare il suo comportamento da aguzzino. Giorno dopo giorno è sempre più combattuto, in continua lotta con la propria coscienza. Da una parte “loro” che sono il nemico, la bestia da sconfiggere, dall’altra Drazen, che però è pur sempre uno di “loro”. Da una parte gli interrogativi e i rimorsi per tutto l’orrore procurato a “loro”, dall’altra la domanda: ma se ci fossero stati “loro” al nostro posto, non avrebbero forse fatto lo stesso? Nel frattempo, gli altri militari della “Base” si accorgono del suo cambiamento.

Tutto diventa più insostenibile quando il narratore incontra Darka fra i prigionieri, anche lei è una di “loro”. Intanto alla “Base” la situazione precipita giorno dopo giorno, la guerra sta logorando i soldati, che agiscono con crescente violenza e crudeltà sui prigionieri, e le esecuzioni si ripetono inesorabili. Il nostro uomo rimarrà fedele alla logica della guerra? Che ne sarà di Darka e Drazen?

Dalle parole di Robertazzi, che racconta la storia con linguaggio semplice e scorrevole, e dalle numerose scene cruente emerge tutta la bestialità della guerra. Il lettore viene coinvolto emotivamente, sente le grida dei prigionieri, gli spari, percepisce l’odore del sangue: il realismo crudo che caratterizza il romanzo fa comprendere quanto ogni guerra, sotto qualsiasi colore la si combatta e da qualsiasi punto di vista la si veda, porti solamente alla sconfitta dell’uomo.

Sergio

zagreb

       Titolo: Zagreb
       Autore: Arturo Robertazzi
       Casa editrice: Aìsara
       Formato di lettura: cartaceo
       Prezzo: 14,00 euro

 

 

Sergio Pepe

Nel suo cuore albergano tre grandi amori: il calcio, i libri e il mare. Ragioniere di professione e lettore instancabile per passione, ama cimentarsi in particolare in letture impegnate che riescono a mettere in discussione le umane certezze.

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