Un thriller che mi ha delusa. “La coppia della porta accanto” di Shari Lapena

 

Devo dire che non capita spesso che un romanzo deluda le mie aspettative di lettrice, ma quando accade sono dolori. E in questo caso le aspettative suddette volavano piuttosto in alto, non lo nego. 

Esaltata dalla lettura de La ragazza del treno, un thriller che aveva risvegliato un lato assopito dei miei gusti in fatto di libri, mi sono lasciata attirare dalla copertina di quello che si annunciava, a chiare lettere, come un altro esaltante thriller da fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Fin troppo desiderosa di cavalcare quell’onda che mi aveva regalato ore di puro godimento narrativo, mi sono fatta ingolosire dalle promesse, ho acquistato il libro e iniziato la lettura. Purtroppo, ho capito presto che invece, quel thriller, non era poi così thriller e che a La ragazza del treno non gli assomigliava neanche da lontano.

Da lì all’irritarmi con me stessa, il passo è stato breve. Facile capire perché.

Ho commesso un errore.

Sono caduta nel tranello del lettore principiante: l’abile proclamazione del romanzo come “La nuova Ragazza del treno“, la tanta pubblicità e il nuovo “promesso” bestseller mi è facilmente rimasto incollato alle mani durante un’uscita pomeridiana in libreria. 

La trama è di una banalità sbigottente. I personaggi possono anche essere ben caratterizzati (anche se non sono mai profondi, nemmeno quando potrebbero o dovrebbero), ma la storia a cui prendono parte è insapore. Ecco, sì. Se dovessi scegliere un aggettivo per definire il romanzo sarebbe: insipido. La totale, deludente mancanza di personalità e di sapore della storia io l’ho trovata quasi umiliante.

Sono arrivata alla fine, questo sì. Per vedere dove si voleva andare a parare. Ho sperato che la storia potesse risollevarsi, ma non l’ha fatto. Ho finito per arrivare all’ultima, improbabile, pagina con un coinvolgimento emotivo pari allo zero

Le “svolte” che ogni tanto cercano vanamente di colorare la trama io le ho trovate artifici narrativi inconsistenti, talvolta rocamboleschi tentativi di riagguantare ciò che non poteva essere riagguantato. A ogni “svolta” la mia delusione si faceva più cocente: quei disvelamenti non servivano ad altro che a rendere sempre più infantile il meccanismo narrativo.  

Una delle cose che mi ha affascinato della presentazione del libro è stata la citazione da una recensione di Lisa Gardner, nota scrittrice di thriller statunitense, riportata in quarta di coperta (eh sì, galeotta fu la quarta!).

Un intero quartiere sospettato. Ecco. Questa immagine ha evocato in me scenari idilliaci: mi ero immediatamente pregustata un romanzo ipnotico, ermetico, intrecciato fino ai limiti dell’impossibile, coinvolgente; una storia dove la verità è talmente ben nascosta da toglierti il sonno, da occuparti la mente, da stordirti a ogni ora del giorno e della notte.

Invece ho avuto il mio crudissimo bagno di realtà. E sono rimasta a bocca asciutta. La coppia della porta accanto non è stato proprio niente di tutto ciò per me. A volerla dire tutta anzi, io, questo “intero quartiere sospettato” vagheggiato in coperta proprio non l’ho visto. Tanto che mi è venuto il dubbio che Lisa Gardner abbia letto, contemporaneamente a questo, un altro libro e che magari abbia fatto confusione tra i due. Poi magari, più semplicemente, non ho capito io. Può essere. Ma il dubbio mi rimane. 

Questo è il mio parere spassionato sul libro. Sarei davvero curiosa di sentire il vostro se l’avete letto e, perché no?, visto che la sete di un buon thriller mi è rimasta, se avete consigli da darmi per placarla sono ben accetti! ; )

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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