Il castello di Sammezzano: una meraviglia da salvare

Il castello di Sammezzano, il mio “luogo del cuore”

 

L’incontro con il castello di Sammezzano

Quando un’emozione è unica, lo capisci al primo battito di cuore.

E io l’ho capito, infatti, appena posati gli occhi sul castello di Sammezzano. Ricordo benissimo l’entusiasmo che ho provato quando, dopo una piacevole passeggiata lungo un sentiero in mezzo al bosco, la sua mole rossiccia è apparsa davanti a me, a contrasto del verde erboso del giardino su cui si affaccia.

Lo sapevo che era bello, avevo visto qualche foto online, ne avevo sentito parlare, avevo sperimentato sulla mia pelle la frustrazione di una fallita corsa contro il tempo per riuscire a prenotare la visita mentre altre migliaia di persone, contemporaneamente a me, stavano cercando di fare lo stesso.

Questione di secondi, dieci, venti al massimo, e la lista è già piena.

Ma niente eguaglia mai la solidità di una consapevolezza acquisita con l’esperienza. Non sai davvero qualcosa finché non la sperimenti in prima persona. Ecco: nel momento in cui i miei occhi si posarono sulla facciata del castello di Sammezzano davvero seppi di aver avuto la fortuna di conoscere qualcosa di unico

Ho tentato due volte di entrare in lista per la visita. La prima volta ho fallito, con buona pace del mio fidanzato e della coppia di amici con cui avevamo deciso di andare. Il fatto è che avevo capito che era un casino riuscire a compilare in tempo record il modulo e inviarlo prima che il server si congestionasse e le iscrizioni venissero chiuse. Ripeto: questione di una decina di secondi. Ma saperlo e farlo, sbattendoci la testa, be’, è tutta un’altra cosa.

La seconda volta era già diventata una questione di principio. Mi sono messa al computer dieci minuti prima dell’ora X, le 21, quando avrebbero aperto il modulo. In quei dieci minuti non ho mai staccato gli occhi dall’orologio del pc, con la pagina internet già aperta e pronta all’azione. Due minuti prima dello scoccare delle 21 ho iniziato a ricaricare freneticamente la pagina finché, finalmente, il modulo non è comparso sullo schermo. Con qualche accorgimento preso in precedenza per risparmiare tempo, ho compilato il temuto modulo e ho premuto invio. Ho atteso due giorni per sapere se ero riuscita a vincere contro il tempo. E quando ho visto scritto il mio nome in quella lista tanto agognata ho esultato di gioia: ce l’avevo fatta!

Se la visita è valsa la pena? Be’, non puoi vedere i miei occhi a cuoricino in questo momento, quindi fidati delle mie parole: decisamente e indiscutibilmente SÌ.

Fidatevi di chi vi dice che Sammezzano è il castello delle meraviglie, perché ha ragione. È così unico e speciale che quasi non ci credi, mentre sei lì a vagare per le sue coloratissime e arabeggianti sale – ognuna con un fascino diverso e misterioso – che esista davvero: sembra uscito da un libro di fiabe dei fratelli Grimm, sembra di stare dentro un sogno, un sogno dal quale non vorresti risvegliarti mai…

 

C’era una volta il marchese Ferdinando

C’era una volta un eccentrico marchese. Aveva origini spagnole da parte di madre, ma era nato e vissuto a Firenze, città del padre.

Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona era un uomo colto, ricco, d’ideali liberali in un’Italia nel pieno fermento delle guerre d’Indipendenza, un fiero e irriducibile anticlericale. Politico, ma anche ingegnere e botanico pur senza possedere una laurea in nessuna delle discipline.

I suoi ideali avevano nutrito la volontà di cambiare tante cose, ma la vita attiva, gli scandali fiorentini, la frustrazione per il modo in cui l’Italia “fu fatta”, i meccanismi accomodanti della politica lo delusero profondamente. Si esiliò da Firenze per stabilirsi a Reggello dove, tra il 1853 e il 1889, progettò la ristrutturazione del castello appartenente alla propria famiglia.

Passò il resto della propria vita a far sì che la sua idea prendesse forma, servendosi di manodopera specializzata locale: immaginò le terre moresche, le amò profondamente e, pur non avendole mai visitate, volle riprodurle, in sintonia con il gusto orientalistico di moda in quegli anni.

Il castello di Sammezzano fu il risultato del suo genio visionario e ribelle: un edificio unico non in Toscana, non in Italia, ma unico nel mondo. Nessuna descrizione, per quando sentita e dettagliata, può rendere giustizia alla sua unicità. Quindi ve lo faccio vedere perché solo con gli occhi, e non con le parole, è possibile godere di una simile meraviglia.

 

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La lotta del castello di Sammezzano contro il degrado e l’azione del tempo

Può una tale meraviglia essere in pericolo?

Sì, purtroppo può. Ed è nostro dovere – mio e di chiunque sia sensibile alle bellezze del nostro Paese, alla conservazione della sua memoria storica e artistica – fare qualcosa per salvarlo.

Il castello sta resistendo con tutte le sue forze alla violenza del tempo ma ha già iniziato a cedere.

Morto Ferdinando, nel 1897, il castello passò in eredità a sua figlia, che lo possedette fino alla morte. Evitò lo stato d’abbandono poiché fu trasformato in un albergo di lusso nel dopoguerra e tale rimase fino agli anni Novanta del secolo scorso. Fu messo poi all’asta due volte, la prima quando fu acquistato dalla società inglese che lo ha posseduto fino al 2015, la seconda dopo il suo fallimento ma all’asta, con base 20 milioni di euro, non si è presentato alcun compratore.

Pur essendo riconosciuto dallo Stato patrimonio di “particolare interesse artistico” già negli anni Venti, oggi si sta lottando per salvarlo alla rovina. Il comitato FPXA – un gruppo di eroici ed energici volontari costituitisi in comitato nel 2012 per la tutela e la salvaguardia del castello – si sta prendendo cura di lui: a titolo completamente gratuito si occupano di piccole opere di manutenzione ordinaria, organizzano visite per permettere a chiunque di visitarlo, mettono al servizio di questo edificio unico il loro tempo, la loro passione, la loro dedizione.

Ma da soli non riescono più a farcela. C’è bisogno di soldi, c’è bisogno di attuare al più presto un restauro per contrastare il degrado e l’azione corrosiva del tempo. Un piano c’è già, persone motivate e volenterose che combattono perché venga attuato anche.

Che possiamo fare noi per aiutarle?

Save Sammezzano! Cosa e come fare per salvare il castello di Sammezzano

 

Il censimento nazionale I Luoghi del Cuore, promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo, chiede a tutti i cittadini di segnalare i piccoli e grandi tesori che amano e che vorrebbero salvare. Torna l’8° censimento de I Luoghi del Cuore: vota i tuoi luoghi del cuore, insieme possiamo cambiare il loro destino.                                                                                                                                        iluoghidelcuore.it

 

Il FAI ci dà la possibilità di votare i nostri Luoghi del cuore per salvarli dall’abbandono, dal degrado e dal conseguente oblio.

Sammezzano è diventato uno di questi luoghi e sta aspettando i voti di tutti.

Ogni singola votazione è preziosa.

Votarlo non costa niente, solo un minuto del tuo tempo. Ciò che devi fare è registrarti sul sito del FAI (per farlo clicca sul link che segue, è molto più immediato: Save Sammezzano – Registrazione FAI), accedere alla lista dei luoghi del cuore, cercare Sammezzano e cliccare “vota”.

Condividi poi l’iniziativa con i tuoi contatti social, parlane con i tuoi amici. Perché c’è bisogno di voti, di tanti, tantissimi voti. Uno dopo l’altro, messi tutti insieme faranno la differenza.

Se non lo facciamo noi, chi può farlo?

 

 

Per saperne di più
COMITATO FPXA – Castello di Sammezzano – sito e pagina facebook
Save Sammezzano – sito e pagina facebook

Pubblicazioni

 

Nota: le immagini contenute in questo post sono prese da internet, pertanto ritenute di pubblico dominio. Nel caso in cui non lo fossero, prego i proprietari di contattarmi privatamente e provvederò al più presto a rimuoverle dal sito.

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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