“Il museo dell’innocenza” di Orhan Pamuk

L’ossessione dell’amore

Tre settimane fa sono volata verso un mondo nuovo, caldo e pieno di fascino. L’ho vissuto a pieno e ho imparato a custodire come un tesoro prezioso le sue meraviglie. Ho visto cose uniche, irripetibili. Ho camminato per valli incantate con un’emozione piena di stupore; mi sono svegliata all’alba per il richiamo alla preghiera di un Müezzin, e mi sono sentita come in un sogno; ho sentito la sua voce diffondersi per le strade della sconfinata Istanbul, ho passeggiato per il Bazaar e sorseggiato in compagnia un buon çai, da perfetta ragazza turca. Me ne sono innamorata.

Tornata nel mondo vero, dopo questo meraviglioso sogno, voglio riprendere da dove avevo lasciato. Mi sembra giusto inaugurare la nuova stagione rispettando la promessa fatta quando ho chiuso i battenti per il mio imminente viaggio: darvi notizie sulla lettura del romanzo che ha accompagnato la mia avventura turca, Il museo dell’innocenza del premio Nobel Orhan Pamuk (Einaudi).

Era dai tempi di Le braci di Sándor Márai che non mi imbattevo in una lettura così profonda e ammaliante. Un romanzo che ha la presa dei classici, una profondità tanto sublime che riesce a scavare dentro l’anima e a lasciarti dentro un sentimento delicato e forte: un misto di impotente accettazione (e rassegnazione) verso l’incomprensibilità del cuore umano.

 

Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto.

 

È così che inizia il romanzo, ambientato nella Istanbul degli anni ’70, con questa frase che si rivela la chiave per comprenderne il senso più profondo. Kemal, un giovane imprenditore di Istanbul, si innamora perdutamente di una giovane commessa, che è anche una sua parente, la bella Füsun. I due vivono una passionale e segreta storia d’amore, che li travolge e li trascina in un inevitabile dolore.

Kemal sta per fidanzarsi e sposarsi con Sibel, una ragazza della buona società, istruita e intelligente, sinceramente innamorata di lui. Convinto di poter avere per sé tutta la felicità del mondo, come se fosse un privilegiato, per un periodo Kemal si inebria della convinzione di poter essere felice insieme a Sibel, continuando a fare con lei la bella vita in società, e avere Füsun, il suo vero amore, come amante.

La convinzione di poter mantenere per sempre questo fragile, ed egoistico, equilibrio per la sua felicità e il suo piacere si dissolve ben presto. Kemal, persa Füsun, che scompare senza lasciare traccia, rifiutandosi di vivere in quella menzogna, viene travolto dal male d’amore e di vita.
Incapace di accettare la sua perdita, di continuare a vivere come un tempo e di ritrovare la felicità con Sibel, nonostante gli sforzi di questa giovane che ancora crede nel loro futuro insieme, Kemal non riesce a tirarsi fuori dalla sua depressione.

Non smette mai di cercare Füsun, e di sperare che torni da lui. L’unica cosa che riesce a farlo stare meglio è consolarsi, in completa solitudine, nel ricordo della sua amata. È così che, per sentirla sempre vicina, Kemal inizia a circondarsi di tutti gli oggetti che lei ha posseduto, toccato, osservato e che per un po’ hanno in qualche modo riguardato la sua vita. Come se in quegli oggetti del passato che un tempo li hanno visti felici insieme possa nascondersi il segreto di quell’antica felicità, scomparsa per sempre.

Oggetto dopo oggetto, Kemal inizia a progettare il suo museo dell’innocenza. E la lettura del romanzo procede proprio come se il protagonista ci stesse guidando nella visita del suo museo, eretto a perenne memoria del suo unico e vero amore, perché il ricordo non si perda per sempre nell’oblio. Quando ritroverà Füsun, per la sua felicità sarà troppo tardi: per riparare all’onore macchiato dal suo amore per Kemal, illecito perché fuori dal matrimonio, Füsun ha accettato di sposarsi con un altro uomo. Il loro amore sarà perso per sempre?

La profondità di questo romanzo è sconfinata. È disorientante il modo in cui Pamuk riesce a entrare nel cuore umano e a descriverlo nelle sue sfumature più remote e segrete. Ha messo a nudo l’essenza dell’essere umano, dei suoi sentimenti, delle sue follie e dei suoi egoismi. Ha scandagliato la realtà recondita di ogni cuore, ed è stato bellissimo. Forse in Kemal c’è più di un semplice personaggio: in Kemal c’è la debolezza di ognuno di noi, la paura di vivere che ci rende incapaci di affrontare la realtà e che per questo ci spinge a trovare conforto nei sogni, nelle illusioni e soprattutto nel passato. Quasi la felicità di un tempo possa non tornare più.

Quello che strega di questo libro – perché questo è un libro che strega: dall’inizio alla fine, non è possibile smettere di leggere – non è solo la profondità che si nasconde tra le sue pagine, ma anche lo stretto legame tra finzione e realtà. La Istanbul narrata da Pamuk, la sua Istanbul, è la città vera, fatta di quartieri ricchi e poveri, del moderno che si scontra con la tradizione, del vecchio che non riesce ad aprirsi senza riserve al nuovo; insomma, è la Istanbul viva e vera degli anni ’70. Ma anche, in fin dei conti, la Istanbul di oggi.

[curiosità] Pamuk ha fatto sì che il suo romanzo divenisse un progetto vero: il museo dell’innocenza esiste davvero a Istanbul, e in esso sono raccolti e custoditi tutti gli oggetti descritti nel romanzo. L’autore si inserisce perfino nel libro, per un attimo, insieme alla sua famiglia: sarà a lui che Kemal, alla fine, chiederà di narrare la sua storia d’amore con Füsun. Realtà e finzione quindi si incrociano e si mescolano indissolubilmente, creando una miscela magica irresistibile. E lo ripeto, per me, che amo infinitamente in letteratura questo confondersi di vero e non vero, di realtà e finzione, non c’è niente di più bello. E poetico.

«Quello che desidero insegnare con il mio museo è di essere orgogliosi della propria vita.»
Nota: le foto sono riprese da Scoprireistanbul.

      Titolo: Il museo dell’innocenza
      Autore: Orhan Pamuk
      Casa editrice: Einaudi
      Formato di lettura: cartaceo
      Prezzo: 14,00 euro

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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