Letture d’estate, tempo di bilanci!

L’estate sta finendo e un anno se ne va recitava una nota canzone degli anni Ottanta. Per fortuna, però, non i suoi effetti e l’anno che piano piano se ne sta andando non segna una fine ma un nuovo inizio. C’è chi dice che settembre è tempo di bilanci. Tutto sommato, direi che è vero. Anche per i libri. Libri ed estate, un binomio magico e irresistibile.

Si arriva a settembre non solo ricchi di nuove esperienze ma anche di nuove letture. Che poi leggere è un po’ come vivere. Vivere mille vite in una

E io? Io arrivo a settembre con un po’ di consigli arretrati. Tre per l’esattezza: tre romanzi tra quelli che ho letto questa estate e che tenevo in caldo sulla mia scrivania in attesa della giusta ispirazione per scrivere un post dedicato. Un’ispirazione che alla fine ho trovato, inaspettatamente, nella presentazione dei dieci consigli di lettura per l’estate firmati Dalani (tra parentesi, vi consiglio di leggerli, sono molto interessanti).

Questi ultimi consigli d’estate voglio proprio dedicarli ai lettori che in vacanza ci sono adesso, per godere della tranquillità dopo il caos di agosto. Già li vedo, distesi sulla sabbia tiepida, al fresco di settembre, a compiacersi di una bella lettura cullati dal dolce suono delle onde e del vento. Se state leggendo, vacanzieri settembrini, be’, sappiate che vi invidio!

Iniziamo quindi con il primo libro (rigorosamente in ordine di lettura):

 

Come donna innamorata
Marco Santagata

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Adesso che aveva saputo, comprendeva che il dono era anche una prova. Dio l’aveva eletta, ma le aveva imposto di splendere nel dolore e nel sacrificio. Nel mondo arcano con il quale parla ai prescelti le aveva ordinato di non chiudersi nell’ombra e di non lasciare spegnere la luce che le aveva infuso; […] Si era domandato tante volte quale fosse il mistero di Bice e adesso gli si era rivelato. Sì, era un miracolo. Per un attimo gli era venuto di paragonarla a Cristo.

Quello che vive nelle pagine dell’ultimo romanzo di Marco Santagata, Come donna innamorata (Guanda – finalista al premio Strega 2015), è il Dante uomo che precede il Sommo Poeta. Una figura minuta e fragile, dalla sensibilità innata e colpita da attacchi epilettici; un uomo dalla moralità ineccepibile costretto a scendere a patti con il mondo, che prontamente lo delude. Un poeta che aspira alla gloria e che la contende a spada tratta all’amico e rivale Guido Cavalcanti; un uomo che, come tutti, vive tra aspirazioni e sogni di gloria, tra dolore e rimpianti. Un Dante che non ha mai ceduto alla fatica, al chiacchiericcio della gente, al voltafaccia di Firenze e che, sebbene con tanta sofferenza, ha affrontato la solitudine e l’incomprensione per diventare quello che è diventato: l’autore di un’opera immortale, la Commedia.
Il romanzo si sviluppa intorno a due fulcri: l’amore per Beatrice, questa giovane donna dagli occhi di smeraldo che ha subito in silenzio una vita d’inferno, il dolore per la sua morte, la sublimazione di lei nella santa che lo accoglierà alla fine del Purgatorio e che lo condurrà attraverso il Paradiso fino a Dio; e l’amicizia per Guido, poeta forse un po’ geloso del talento di questo “Dantino” che pure può non solo superarlo in fama, ma anche eclissarne l’immagine, gettare ombra su di lui che se ne ritiene il maestro per brillare nei secoli come il più grande. Dante, l’insuperabile. Ma Guido è anche il più grande rimorso di Dante, schiacciato da una realtà spietata, l’ombra che oscurerà i suoi sogni e con la quale cercherà per tutta la vita di riappacificarsi: Guido, il suo Battista.

Tre aggettivi per il romanzo: sublime, intimo, umano.

 

Il peso specifico dell’amore
Federica Bosco

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Un giorno l’amore finisce e basta.
[…]
E non te lo dicono nei film, o nei libri, perché succede appena finiscono i titoli di coda. Perché la verità è che Richard Gere non ha mai smesso di rinfacciare a Julia Roberts di battere sul Sunset Boulevard, e Julia Roberts si è stufata dopo dieci minuti di stare su quella cazzo di panchina al freddo di Notting Hill insieme a Hugh Grent, e sempre Richard Gere non ha mai perdonato a Susan Sarandon di avergli fatto rinunciare alle lezioni di danza con Jennifer Lopez!
È così la vita, non c’è mai un lieto fine, c’è solo una fine.

Forse è stato per deformazione professionale, ma leggendo questo romanzo di Federica Bosco (Mondadori) ho riso tanto. Ma proprio tanto. Il potere dell’empatia. La protagonista di questa storia, Francesca, è una editor della Bigazzi Edizioni, che da anni si dedica appassionatamente al suo lavoro, al quale è incondizionatamente devota. Francesca attende fiduciosa una promozione (anzi, la promozione) che finalmente coronerà la sua carriera e ripagherà i suoi sacrifici. Finché un giorno, la geniale idea del suo capo, l’irriducibile Mr. Big, non arriverà a sconvolgerle la vita: vincere lo Strega con un romanzo (ovviamente tutto da scrivere) di un tanto noto quanto problematico scrittore ceduto dalla concorrenza: Leonardo Calamandrei, un uomo dedito alla night life milanese, pieno di soldi e di donne e dall’ego spropositato, molto ingombrante e poco gestibile. Che cosa avrà in cambio Francesca? Ma l’ambita promozione, ovvio. E così, impossibilitata a dire di no a questa offerta che, chissà perché, ha tutto il sapore di un ricatto, Francesca si troverà catapultata nella vita di un Calamandrei molto poco disposto a collaborare nel disperato tentativo di spremere dalla sua creatività un po’ ossidata l’ambito romanzo. A complicare di più la vita della nostra editor un rapporto amoroso che sta finendo con Edoardo, l’uomo all’apparenza perfetto, quello che tutte le donne sognano di avere accanto, ma che a Francesca ha iniziato ad andare stretto: Edo non discute mai, ha sempre una giustificazione bonaria per tutto e la ama, sempre e comunque, anche quando sembra una zombie o è in preda a un’atomica crisi di nervi post-ufficio. O meglio, post-Calamandrei. Peccato però che Edo sia rimasto un po’ bambino: attaccato alla gonna di sua madre, non riesce a prendere mai di suo pugno né decisioni né iniziative e si accontenta di una vita sempre uguale a se stessa. Attorno a Francesca ruotano personaggi che con le loro vicende personali scandagliano ogni piega dell’amore: gli amici e colleghi di sempre, Paola, reduce da un divorzio con un uomo che aveva amato tantissimo e che adesso la perseguita e la minaccia, incapace di accettare che lei lo abbia lasciato, e Alessandro, l’informatico donnaiolo con il cuore spezzato che non aspetta altro di trovare l’amore vero, per non parlare della madre depressa ricoverata in una clinica dalla quale Francesca vorrebbe tanto farla uscire, per ridarle una nuova vita. Una commedia dinamica, per niente banale, che si legge volentieri e con gusto. Se volete farvi due risate di cuore scandagliando ogni faccia dell’amore e del complicato, alle volte incomprensibile, cuore umano, per giungere a un finale totalmente inaspettato e sorprendente, bene: questo libro aspetta voi!

Tre aggettivi per il romanzo: divertente, originale, brillante.

 

Non più briciole
Alessandra Arachi

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Non so più niente di mia figlia, da qualche mese.
Da ventiquattro settimane e quattro giorni, per la precisione.
Eravamo a tavola quando Loredana si è alzata di scatto lasciando a metà il suo piatto di spaghetti, senza dire una parola.
Era il 12 ottobre, un venerdì.
Nulla è più stato uguale, dopo.

Non più briciole di Alessandra Arachi (Longanesi) è un romanzo che trasmette amore. L’amore sconfinato di una madre, Marta, per la figlia sedicenne, Loredana. Una parola le divide e le unisce allo stesso tempo: anoressia. Loredana soffre di questo grave disturbo alimentare che lentamente la sta consumando e Marta si sente impotente di fronte al suo lento lasciarsi morire. Impotente e sola, perché sembra, a sentir parlare gli specialisti, che l’unica responsabile del male di sua figlia sia lei. La madre-drago, così l’hanno definita. Competitiva e fagocitante. Ci sono molte cose che Marta non sa della malattia di Loredana, ma di una cosa è certa: non ne è lei la causa. Inizia così la sua lotta contro l’anoressia, che è anche una lotta contro se stessa, le sue paure e le sue debolezze di madre. E soprattutto contro quel male oscuro che ha assorbito la mente di sua figlia e che può portarla lentamente alla morte. L’ago della bilancia scende infatti sempre più giù, pericolosamente. E Marta dovrà correre contro il tempo, prendendo decisioni anche scomode e difficili, per fare di tutto per salvare Loredana, trenta chili tra pelle e ossa. Non più briciole è come un monito, un faro di speranza per tutte le madri che si trovano a combattere contro l’anoressia dei loro figli e delle loro figlie, perché come Marta, nonostante le difficoltà, il dolore e l’isolamento, non si lascino scoraggiare né intimorire, ma continuino a lottare a spada tratta, facendosi forza, per il loro bene più grande. Una luce infatti può splendere in fondo al tunnel: non mollate, sembra gridare l’autrice, perché non siete colpevoli ma ancore di salvezza.

Tre aggettivi per il romanzo: commovente, intenso, delicato.

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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