“Le luci nelle case degli altri” di Chiara Gamberale

Le luci nelle case degli altri: lo stupore di scoprire se stessi dentro un romanzo

 

E siccome è sempre misterioso e imponderabile quello che fa breccia nelle nostre difese e ci raggiunge proprio dove, senza saperlo, ne avevamo bisogno […].

 

A volte accadono cose sorprendenti.

Ti innamori di una storia così, per motivi inaspettati.

Mi è accaduto questa estate con Le luci nelle case degli altri (2010, Mondadori – se volete, qui potete leggere gratuitamente il primo capitolo) di Chiara Gamberale.

Alcune storie hanno il potere di rapirti, di appiccicartisi al cuore, di rimanere inchiodate lì, nella tua mente. E tu intuisci benissimo, già lo comprendi, ancora prima di arrivare all’ultima pagina: che non ti lasceranno mai andare.

Che continuerai a pensarci e ripensarci, a trovarci dentro ogni volta emozioni nuove.

Sono piccoli miracoli che accadono all’improvviso, quando meno te lo aspetti.

Un po’ come l’amore.

Spesso è difficile spiegarlo agli altri: ci sono intimità che soltanto chi le vive può comprendere, attimi talmente intensi che se provi a descriverli li perdi, emozioni soltanto tue e che, tue, lo saranno per sempre.

È successo che, un po’ per caso, un po’ per noia, questa estate ho acquistato il libro della Gamberale. Ho iniziato a leggerlo, senza particolari aspettative. Cercavo solo una bella storia con cui passare il tempo libero.

E invece è accaduto l’imprevedibile. L’imprinting, il colpo di fulmine, l’affinità elettiva, chiamatela come volete, ma vi assicuro che è stato sconvolgente. Dentro questo romanzo ho trovato qualcosa che non ho proprio potuto ignorare: ci ho trovato dentro me.

Scommetto che volete sapere di che cosa sto parlando. Ebbene, vi accontento: ho inaspettatamente riconosciuto me stessa nella protagonista, Mandorla (nata settimina e quindi piccola piccola, ed ecco spiegato il bizzarro nome).

Non è accaduto subito.

Non ho immediatamente compreso l’importanza che questo personaggio avrebbe acquistato per me, pagina dopo pagina. Ho dovuto arrivare più o meno a metà romanzo per capire che in lei, quasi come per magia, c’ero io.

È successo che mi sono trovata a guardarmi dall’esterno, a vedere me adolescente in lei adolescente, a leggere i miei pensieri di allora in quelli di lei, scritti in nero sul bianco della pagina.

Mi sono scoperta a rivivere, mentre lei li viveva, sentimenti che mi erano sembrati immensi, allora, per ritrovarmi allo stesso tempo nuovamente impotente di fronte ad essi: proprio non sapevo come fare a gestirli e alla fine li lasciavo inghiottirmi.

Mi sono sentita, insieme a Mandorla, inadeguata e incompresa; attraverso lei mi sono osservata mentre cercavo me stessa, il mio posto nel mondo, sopraffatta dagli “altri della mia età” (o ADME, come li chiama lei, questa sorta di “dèi” perfetti e sempre a loro agio in ogni situazione) che «non cercano di capire chi dover essere, ma sono e basta».

Accompagnare Mandorla nel suo percorso di crescita è stato catartico.

Sì, lo ammetto, lo è stato davvero.

Leggere le sue parole, i suoi pensieri, conoscere le sue paure, le sue insicurezze, i suoi primi amori, i motivi delle sue ribellioni è stato allo stesso tempo sorprendente e tenero: è stato come guardarmi allo specchio, leggere nelle pagine del diario segreto che custodisco gelosamente nella mia testa.

E non me lo aspettavo.

Trovare Mandorla è stato come trovare il mio doppio.
Capirete che mi ha fatto un certo effetto.

È mai capitato a voi di ritrovarvi in maniera tanto chiara e diretta nel personaggio di un libro da rimanerne storditi? È proprio quello che è successo a me.

Quando accade, lo stupore che segue alla scoperta ti avvolge e ti travolge. Ti avvolge col calore di un abbraccio, ti travolge con la stessa intensità di un amore inaspettato.

Spero perdonerete questo post poco oggettivo e molto, molto soggettivo. La trama del romanzo non ve la racconto, lascio che sia Chiara Gamberale a dirvi qualcosa in più: ascoltatela.

Avrei voluto leggere molto prima questo libro, ma credo fermamente in questa cosa folle: che una storia non ti arrivi davvero per caso, ma che ti trovi al momento giusto. Forse, quindi, questa estate è stata il mio momento giusto per leggere Le luci nelle case degli altri, chissà.

La cosa importante è essere pronti, quando accade che un libro ti trova, a lasciare che ti legga dentro.

 

“Non mi piace scrivere di personaggi buoni, corretti, perché non esistono.”
Chiara Gamberale ci racconta la trama de Le luci nelle case degli altri:

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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