“Il correttore di bozze” di Francesco Recami

Finalmente riprendeva coscienza, e cessava gradatamente il sogno da sveglio. Prendeva il suo posto una morsa di angoscia priva di nome e di etichetta. Un riassunto astratto dei pensieri quotidiani.

 

La prima cosa che pensi appena finita di leggere l’ultima pagina de Il correttore di bozze è che non ha senso. Anche se, ad essere sinceri, questo lo pensi già da un bel po’ prima della fine. Il correttore di bozze è questo: una sorta di non senso voluto dall’autore, un libro curioso che si legge non così, tanto per passare il tempo, ma, neanche a dirlo, proprio per curiosità. È un libro “anomalo”, insomma, molto tecnico e, forse proprio per questo, non proprio destinato a tutti. Un libro labirinto, dove senso e non senso, fatti reali e fatti immaginati iniziano ben presto a confondersi fino al punto in cui più niente è chiaro. Si arriva alla fine per capire dove si vuole andare a parare, ma poi si scopre che la fine non ha una conclusione e si rimane lì, con il libro in mano e un’espressione indefinita sulla faccia, a pensare: non ha senso.

La vicenda del sottopagato e ormai esasperato correttore, uomo che legge per lavoro cose che non gli piacciono in cerca di refusi prima della stampa, si intreccia alla storia narrata nelle bozze del romanzo che sta correggendo.
Pagina dopo pagina e correzione dopo correzione, egli inizia a pensare che dietro al non senso che è costretto a leggere si nasconda in realtà una cospirazione ai suoi danni perpetrata dalla casa editrice per la quale lavora. È vero o non è vero? Stanno forse cercando di ingannarlo e indurlo a commettere lui stesso dei gravi errori? Perché, insomma, è impossibile che un editore serio voglia davvero pubblicare un libro di un autore evidentemente pazzo!

E l’autore, infatti, non è proprio un autore convenzionale: egli scrive la storia (piena di errori e sviste per il correttore imperdonabili, ma a quanto pare consapevoli) di una donna, Lucilla, che dopo essere stata fotografata insieme a una marchetta, scompare nel nulla. Scrive poi della marchetta che viene uccisa non si sa da chi. Dietro tutto, non si sa per quale motivo, pare esserci un professore che però scompare nel corso della narrazione come se l’autore si fosse dimenticato di lui. A indagare un commissario che immagina teorie impossibili sulla scomparsa della donna fino ad arrivare a sospettare che sia tutta una grande montatura, eppure noi lettori reali in qualche modo sappiamo che non è vero, e che Lucilla è stata realmente rapita.

E poi? Non esiste nessun epilogo, nessuna conclusione. Si arriva all’ultima pagina ed è ancora tutto da risolvere. Né il correttore ha finito di correggere il romanzo né il commissario del romanzo da correggere è riuscito a risolvere niente di una storia senza capo né coda. Però anche tu, un po’ come il correttore della storia di Recami, pensi e ripensi a quello che hai letto, con la differenza che alla fine capisci che è un non senso geniale perché, diciamocelo, solo qualcuno con un estro molto vicino al genio poteva pensare un libro così e, soprattutto, poteva riuscire a non impazzire scrivendolo.

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          Titolo: Il correttore di bozze
          Autore: Francesco Recami
          Casa editrice: Sellerio
          Anno: 2007
          Formato di lettura: cartaceo
          Prezzo: 12,00 euro

 

 

 

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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