Il blog novel. Il romanzo d’appendice qualche secolo dopo

 

Se Dickens fosse vissuto nel XXI secolo, probabilmente, avrebbe fatto la sua fortuna pubblicando i propri romanzi sul suo blog. A puntate, s’intende.

Sì, perché questa, caro lettore, è un’opportunità tutta nostra che avrebbe fatto leccare i baffi a molti scrittori in passato. E non provare a dirmi che non ho ragione: un bel tipetto come Gabriele D’Annunzio si sarebbe fatto d’oro se avesse avuto tra le mani un mezzo come Facebook e un blog per la sua altisonante abilità di penna (o di tastiera, dipende dai punti di vista).

Di cosa sto farneticando? Dei discussi blog novel, i moderni romanzi d’appendice, chiamiamoli così.

Se un tempo, infatti, per pubblicare era necessario per forza di cose un editore, oggi per farlo basta anche un semplice blog. Ogni post è una parte di romanzo, si pubblica periodicamente nel giorno stabilito e il gioco è fatto.

Ok, ok. Freno l’entusiasmo. Hai ragione, e io lo so bene. È comunemente noto che un editore serio e un buon editor siano garanzia di qualità. E che pubblicare in proprio non sia esattamente la stessa cosa. Ammettiamolo, non tutti siamo Dante Alighieri, ecco. Magari potremmo ritrovarci intricati in una selva oscura di pessime storie buttate un po’ qua e un po’ là nell’universo mondo della rete. E non sapere più come fare a uscirne.

Ma magari potremmo anche avere piacevoli sorprese. Trovare in mezzo a tante erbacce un bel fiore. In fondo è già successo. Qualche scrittore ardito e deciso a tentare pubblica online sul proprio blog, è bravo e la sua bravura è riconosciuta dai lettori. E alla fine riesce perfino a realizzare un sogno. Quello di vedere il suo libro bello e stampato sugli scaffali delle librerie, luccicante come un diamante.

Dici che ho scoperto l’acqua calda? Probabile. Chiedo scusa se arrivo sempre dopo la banda – passami il toscanismo. È un mio piccolo problemino (ma ci sto lavorando).

Anche se non è nuovo, però, l’argomento a me interessa. Leggere un buon blog novel deve essere divertente, e anche stimolante. Post dopo post prende vita una storia. Io lo trovo entusiasmante. I motivi? Eccoli:

– la suspense dell’attesa del prossimo episodio
– la sensazione di assistere al nascere e all’evolversi di una storia davanti ai propri occhi
– la possibilità di influenzarne lo sviluppo con consigli all’autore
– la veloce fruibilità
– e la gratuità,

che ti permette pur sempre di abbandonare la lettura senza rimorsi, nel caso i risultati non si rivelassero soddisfacenti.

Girovagando per la rete mi sono imbattuta spesso in questa domanda. I blog novel cambiano l’approccio alla lettura delle persone? La mia risposta è sì, inevitabilmente. Ma non più di quanto non abbiano già fatto tablet e smartphone. Insomma, forse dovremmo smetterla di chiederci se sia nato prima l’uovo o la gallina. È frustrante e non porta a niente.

Libri e blog novel possono procedere in parallelo senza darsi troppa noia. In fondo sono figli della stessa madre: la fantasia. Gli irriducibili della lettura non rinunceranno certo ai libri. Anzi. Credo che ci siano delle concrete potenzialità da sfruttare nel fenomeno (in tanti sensi). Forse il blog novel consente di recuperare con la lettura un rapporto intimo trainante che si è perduto, custodito nel meccanismo dell’attesa? Non saprei, la butto lì.

Voglio dire, entrare puntata dopo puntata dentro la storia, chiedersi sempre che cosa accadrà dopo, fare pronostici sulle vicende future dei personaggi nell’attesa spasmodica della prossima puntata. Un po’ come una fiction o una serie tv: se un tempo l’intrattenimento di massa passava per il feuilleton, oggi passa per i serial. Cambiano i tempi e i mezzi, ma non la sostanza. E se la pubblicazione a puntate potesse recuperare lettori ormai perduti?

 

E tu? Che ne pensi dei blog novel? Ne segui qualcuno da consigliare?

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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