“I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto” di Eric-Emmanuel Schmitt

Dopo tutto la verità non è importante, quel che conta è la felicità, o no?

 

«Più che un paese la Cina è un segreto.»

Sono le parole con cui ha inizio la storia della dolce signora Ming, addetta alle pulizie della toilette per uomini del Grand Hotel di Yunhai, e di un cinico imprenditore francese, in Cina per affari. In realtà, non è solo la Cina ad essere un segreto. Il segreto più grande da penetrare, per chiunque si addentri tra le pagine di questo tenero romanzo, è proprio la signora Ming, con le sue parole precise e infarcite di detti di Confucio.

È facile immaginarla, questa figura dai tratti orientali, esile e delicata, dignitosamente seduta sul suo sgabello, ignorata da tutti i clienti eppure tanto desiderosa di relazioni umane. A prima vista «non sembrava molto diversa da una normale cinquantenne. Ma, come tutti sanno, la prima vista non vede niente.»

Fin da subito, il cinico imprenditore infatti diffida di lei che va in giro raccontando dei suoi dieci figli, quando tutti sanno che in Cina una coppia, di figli, può averne soltanto uno. Eppure, giorno dopo giorno, l’uomo dialoga con lei ogni volta che scompare nella toilette per logorare i nervi dei suoi interlocutori, durante le trattative. E, lentamente, la sua certezza di essere di fronte a una pazza o a una mitomane inizia a vacillare.

Conversa con lei per convenienza, perché deve perfezionare il suo cantonese, mentre lei con occhi sognanti racconta a lui dei suoi figli: della più grande, Ting Ting, esile e piatta come un ideogramma; del secondogenito Ho, un drogato di mah-jong che crede di dominare il caso; di Da-Xia, una bambina terribile, con il sogno nel cassetto di uccidere la moglie di Mao; dei temerari gemelli Kun e Kong; di Li Mei, che fin da piccola vede quello che gli altri non vedono; di Wang, che vende alla gente splendidi giardini chimerici; di Ru, un mostro di memoria, e di Zhou, un mostro di intelligenza; e infine di Shuang, l’amante della verità.

L’imprenditore è convinto che la signora Ming menta, eppure si lascia dolcemente trasportare dai suoi racconti e dalla sua morbida sapienza. Un poco alla volta si apre, racconta all’esile signora la sua vita e lei, con l’ingenua semplicità che la caratterizza, entra dentro la sua anima spingendolo a porsi domande che cambieranno la sua vita.

I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto è un libro incantevole e snello, che si divora in un attimo. Conversare con la signora Ming è un piacere delicato e sincero, che ti lascia dentro tanta tenerezza. La sua storia arriva dritta lì, in quel luogo in mezzo al petto in cui risiedono i sentimenti più veri, e ti colpisce con una precisione e una chiarezza disarmanti.

 

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     Titolo: I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto
     Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
     Casa editrice: Edizioni E/O
     Collana: Dal mondo
     Anno: 2012
     Formato di lettura: cartaceo
     Prezzo: 12,00 euro

 

 

 

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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