“Hugo e Rose”, “Luminusa”, “L’estate dell’amore perduto”

Hugo e Rose
BRIDGET FOLEY

Rose è delusa dalla sua vita pur non avendone motivo: ha una bella famiglia e una deliziosa casa in un bel quartiere. Ma per Rose questa vita ordinaria è messa in ombra dalla sua altra vita, quella che vive ogni notte nei suoi sogni. Da bambina, in seguito a un incidente, ha iniziato a sognare una meravigliosa isola ricca di avventure. Su quest’isola non è mai stata sola: c’è sempre stato Hugo, un ragazzo coraggioso che cresce assieme a lei negli anni fino a diventare il suo eroe. Ma quando Rose incontra casualmente Hugo nella vita vera i suoi sogni e la vita reale cambieranno per sempre. Si trova infatti davanti l’uomo che ha condiviso le sue incredibili avventure in luoghi impossibili, che è cresciuto assieme a lei, ma ambedue sono molto diversi da come si erano immaginati. Il loro incontro casuale dà il via a una cascata di domande, bugie e a una pericolosa ossessione che minaccia di rovesciare il mondo di Rose. Lei vorrà veramente perdere tutto ciò che le è caro per capire lo straordinario rapporto che li unisce? [dal sito dell’editore: Hugo e Rose]

Diciamoci subito la verità: nonostante l’idillio che Rose vive con Hugo nei suoi sogni fin da bambina, questo non è un romanzo che racconta una storia per romantici. Si tratta piuttosto di un libro che assomiglia a un thriller per il ritmo che ben presto acquista e per il senso di angoscia e insicurezza che, dopo i primi capitoli, inizia a trasmetterci. Una narrazione onirica e cerebrale, penetrante, incisiva e a tratti spietata. Spietata per la precisione con cui, pagina dopo pagina, la mente e il cuore di Rose, la protagonista, vengono squartati. Spietata per come i lettori si lasciano prendere in giro dalla promessa di un tenero e avventuroso sogno, per finire sopraffatti e ossessionati dall’incubo. Perché è questo che leggiamo in Hugo e Rose: una storia d’amore idilliaca e ideale in potenza che si trasforma in un incubo quando tenta di diventare reale. Perché il sogno è solo sogno, immateriale immaginazione che quando tenta di farsi concreta esplode.

 

«Tirò fuori il contenuto della busta.
Era una specie di fumetto. Chiaramente fatto a mano. Penna e inchiostro, nessun colore. Rilegato con una spirale. Ma l’immagine sulla copertina era sofisticata, professionale…
Ed era Rose.
Trasalì.
Eccola lì, su carta, linee d’inchiostro a tracciare la curva delle ginocchia, le increspature della gonna, il sodo contorno dei seni mentre se ne stava accovacciata sulla sabbia. In mano aveva una spada d’erba, il collo era teso, il mento sollevato con aria di sfida verso l’enorme mole del Ragno che la sovrastava, ritto sugli arti posteriori.
Sopra l’immagine, con le zampe del Ragno che parevano ghermirlo, c’era il titolo:
Le avventure di Hugo e Rose.»

 

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Autrice: Bridget Foley
Titolo: Hugo e Rose
Casa editrice: Edizioni e/o
Formato di lettura: cartaceo
Prezzo cartaceo: 18,00 euro

 

 

 

Luminusa
FRANCA CAVAGNOLI

Ha un nome che evoca la luce, il fuoco, e nelle giornate limpide ti sembra di percepire la grana dell’aria – argento puro. In fondo al suo mare, che ha tutte le sfumature del verde, dell’azzurro e del blu, giacciono ventimila morti senza nome, ammazzati. Di loro restano a volte tracce dilavate dalla salsedine: un sandalo infradito a rombi bianchi e neri comprato al mercato di Sfax, la foto di una sposa dalla pelle nerissima in abito di pizzo bianco, un rotolo di lettere in tigrino, una cassetta di Bob Marley. Ed è qui, a Lampedusa, che Mario, con malinconica determinazione, è venuto ad affrontare il suo segreto senso di inappartenenza e l’incertezza del futuro. Come se raccogliere quelle tracce in un minuscolo museo e salvaguardarne la memoria con didascalie in versi scritte su fragile carta velina potesse rendere più tollerabile la disillusione. Come se solo a Lampedusa, crocevia di destini, di strazio e di solidarietà, fosse possibile rispecchiarsi in chi ha osato cercare la salvezza su un barcone, e tornare a sperare. Con “Luminusa”, Franca Cavagnoli ci costringe a guardare con altri occhi alla terra promessa di Lampedusa, alle tragedie e agli sbarchi che affollano le cronache: per scoprire, guidati dalla voce limpida e ribelle di Mario, la nostra, comune e universale, condizione di migranti. [dal sito dell’editore: Luminusa]

Vero e attualissimo, talvolta – anzi, purtroppo un po’ più di talvolta – devi sforzarti per trattenere la commozione. Luminusa o Lampedusa. Una piccola, bellissima isola che si è fatta e continua a farsi carico di tutte le sofferenze del mondo. Di tante vite e di troppe morti. Terra di passaggio, terra di sole e di mare, terra di migranti, di chi sogna una vita piena di possibilità e per ottenerla sfida tutto, perfino la morte. Non c’è parola che non tocchi le corde più profonde del cuore, affatto anestetizzate al dolore altrui, che alla fine è anche nostro, e che non scuota le coscienze dei nostri animi dormienti.

 

«Ora come allora, gli africani muoiono nel mare. E questi muoiono nel mare nostro. Negli ultimi vent’anni sono arrivate in Italia, su canotti e barconi, almeno tre centinaia di migliaia di persone. Non ne è rimasta traccia: molti sono partiti, troppi sono annegati, tanti sono sbarcati, tanti sono stati espulsi, pochi sono stati accolti. E nei mesi crudeli dell’emergenza, per un patto disumano che dovrebbe tormentare per tutta la vita chi lo ha concepito, troppi troppi troppi sono stati respinti. Di loro non sappiamo più niente – si sono smarriti, come i bambini nei boschi delle fiabe, dice Guido. Giro tra le mani un salvagente color panna incerottato di arancio. Sotto i cerotti c’erano i buchi, no? Se no perché li hanno messi? Quanto ci impegna a sgonfiarsi un salvagente così? Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove minuti? Quanto ci metterà a sgonfiarsi del tutto se ci infilzo dentro uno dei miei spilli con la didascalia per i due ragazzini di undici e tredici anni che non hanno trovato posto nel cimitero dell’isola? Tra le nubi s’affaccia un sorrisino. È breve, come il fiato di un bambino.
Ma vicino voglio metterci anche quella per la loro giovane madre, che riposa non vicino a loro, ma in qualche altro cimitero della provincia. La sabbia copre il campo non la neve. Finché il vento cala. E se la beve.»

 

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Autrice: Franca Cavagnoli
Titolo: Luminusa
Casa editrice: Frassinelli
Formato di lettura: cartaceo
Prezzo cartaceo: 18.50 euro

 

 

L’estate dell’amore perduto
TRACY GUZEMAN

Nell’estate del 1963 Alice Kessler e sua sorella Natalie, entrambe adolescenti, passano con i genitori un mese di vacanza in un cottage immerso nella natura nei pressi di New York. Il loro vicino di casa, Thomas Bayber, è un affascinante pittore di ventotto anni ancora sconosciuto. La giovanissima Alice, appassionata di ornitologia e affetta da una grave forma di artrite reumatoide, si innamora di lui, ma deve fare i conti con la sorella maggiore, bella e spregiudicata che, di nascosto, cerca di sedurlo, segnando la fine dei loro giorni spensierati. New York, 2007. Thomas, ora artista famosissimo, vive recluso in un cupo e fatiscente appartamento e ha smesso di dipingere da vent’anni. Quando decide di convocare Dennis Finch, suo biografo ufficiale, e Stephen Jameson, eccentrico esperto d’arte, li lascia senza parole mostrando loro un suo quadro di cui nessuno è a conoscenza e che lui vuole assolutamente vendere. Il dipinto ritrae Thomas da giovane tra Alice e Natalie Kessler colte in un’atmosfera molto disturbante. Ma questo è solo l’elemento centrale di un trittico: Dennis e Stephen dovranno ritrovare i due pannelli mancanti, e Thomas sa bene che solo le due sorelle, di cui lui ha perso le tracce molti anni prima, potranno aiutarli. I due uomini partono così alla loro ricerca, impresa che non si rivela semplice e li ossessiona ogni giorno di più, fino a quando scopriranno una verità che cambierà per sempre la vita di tutti. [dal sito dell’editore: L’estate dell’amore perduto]

Un’ottima lettura per evadere, mai banale e piena di suspense. Si legge d’un fiato, non lascia nemmeno il tempo di un veloce respiro. Storia avvincente e originale. Anche in questo caso, non fatevi ingannare: il titolo italiano, L’estate dell’amore perduto, farebbe sembrare il romanzo una romanticheria da collana Harmony. Non è così. The gravity of birds, in originale, usa l’amore (ma sì, definiamolo così, anche se forse sarebbero più appropriati termini come “infatuazione” e, in un certo senso ma solo in parte, “ossessione”) solo come pretesto, il trampolino di lancio di un’avvincente corsa contro il tempo e un intrecciarsi di vite attorno a un misterioso trittico da rintracciare insieme alle due sorelle che vi sono ritratte e che sembrano scomparse nel nulla…

 

Da dove gli arrivava quel fastidioso senso di urgenza?
Il dipinto lo aveva messo in agitazione. C’entrava l’età delle ragazze, naturalmente, e l’espressione della sorella maggiore, di un’intensità conturbante. La sua rabbia era evidente malgrado l’espressione controllata, insieme perspicace e inquietante. […].
Che Thomas si fosse inserito nel quadro era significativo. Di solito manteneva un certo distacco, come ogni artista. I mecenati e gli ammiratori potevano illudersi di conoscere la sua opera, ma in realtà vi avrebbero visto solo ciò che lui voleva mostrare. “È il mio piccolo nascondiglio, Danny.” gli aveva detto Thomas una volta. “Quella sottile linea tra il dipinto e il pubblico, è lì che esisto. Ed è qualcosa che nessuno vedrà mai.”

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Autrice: Tracy Guzeman
Titolo: L’estate dell’amore perduto
Casa editrice: Mondadori
Formato di lettura: cartaceo
Prezzo cartaceo: 17,50 euro

 

 

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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