“I giorni della cagna” di Daniele Autieri

Droga e criminalità:
una storia di mafia tra Caracas e Roma

 

Per un appassionato di narratori americani come Don Winslow e per un appassionato di storie di mafia italiana (anche recenti e televisive, da Romanzo Criminale a Gomorra) – spesso due tipologie di lettori molto differenti – I giorni della cagna (Rizzoli, 2016) di Daniele Autieri, giornalista di Repubblica nato nel 1977, non può passare nell’indifferenza. Infatti il volume, corposo, quasi 500 pagine, contiene tutti gli elementi dei generi citati, mischiati e rimischiati alla fine in maniera consapevole e moderna.

Il racconto parte dalle azioni comuni (degne al massimo della cronaca più spicciola) dei due protagonisti principali, più o meno quarantenni, romani, Max Sanna e Claudio Accardi, per poi abbracciare i contorni di un sistema molto più grande dei suoi attori. Max gestisce un piccolo spaccio a Fregene, ed è la mente iniziale della coppia, Claudio è l’amico che principalmente di droga ne fa uso, sognando nel contempo di imparare a guadagnarci sopra anche lui, cosa che riuscirà a fare grazie alle sue provate abilità nautiche.

All’inizio della storia narrata, i due si trovano separati da un intero oceano: Max riceve infatti un’improvvisa chiamata da Claudio – sperduto su di un’isola a largo del Venezuela – appena deprivato dalla Polizia di un carico di 10 chili di coca. La ha acquistata a Caracas per portarla in Italia in barca a vela e venderla al miglior prezzo possibile, senza sapere quali conseguenze avrebbe comportato questa iniziativa. Max lo salva inviandogli subito del denaro e poi lo raggiunge di persona. Lo fa perché vuole raggiungere ben altri accordi col cartello locale, facendo cioè quello che Claudio non aveva pensato di fare. Infatti, perché, ragiona Max, solo dieci kg da traghettare a Roma in barca a vela? Allarghiamo il giro e portiamone trecentocinquanta. Cambiamo le nostre vite per sempre.

Il problema per Max e Claudio è a questo punto trovare forze locali italiane (leggi “criminalità organizzata”) che abbiano soldi e potere sufficienti per comprare la coca e piazzarla sulla strada, stabilendo un nesso stabile con i cartelli colombiani. Il centro della narrazione da Caracas diventano quindi Roma e Claudio, via via sempre più protagonista del nuovo traffico appena aperto, ed assiste – dal basso delle sue vicende quotidiane – alla vera e propria guerra che in anni recentissimi (2005-2015 dice lo stesso Autieri) ha visto confrontarsi e collegarsi da una parte le “batterie” della droga (San Basilio, Tor Bella Monica per fare dei nomi) e dall’altra le mafie (camorra, ‘ndrangheta) per spartirsi Roma e poi – tramite Roma – il controllo sullo Stato.

 

In questa città tutto è collegato […] il Ciccio di cui vi ho parlato dà uno stipendio al nipote di un capo della Camorra e sempre con i napoletani è invischiato nel giro delle scommesse clandestine. Ma la sua azienda, la S&S, paga stecche ai funzionari della Regione e a quelli delle ASL per gestire quasi in esclusiva le forniture di beni non sanitari negli ospedali romani. E allora le chiedo: a chi vanno i soldi del servizio sanitario?, al Ciccio o alla Camorra?

 

E specialmente, capiamo noi lettori via via leggendo, chi decide a chi vanno? Chi permette che ci vadano? Quale può essere il raccordo fra gli organi dello Stato e le mafie che li vogliono possedere? Dove potrebbe nascere la decisione finale sulla protezione della criminalità organizzata? Per risolvere questo enigma in maniera non sporadica ci vuole un patto locale fra tutte le organizzazioni criminali (paragonate metaforicamente a “cani sciolti”), che l’autore chiama la Cagna: è lei la bestia frutto di questo patto che, partendo dal basso, dalle piccole storie di droga e di strada, punta ad infiltrarsi in tutti i più alti organi istituzionali del paese (non solo romano), per poi infine attuare un controllo indiretto sui poteri dello stato.

La Cagna rappresenta l’ultimo tentativo di conquistare lo Stato dall’interno, facendo leva sul denaro, sulla coca che lo procura e, se necessario, sulle armi, cercando di creare un accordo trasversale alla criminalità organizzata che possa agire allo stesso tempo dentro e fuori le istituzioni.

Non mancano al romanzo anche altri ingredienti, che vogliono rendere in maniera non scontata l’umanità dei personaggi coinvolti, perché, è chiaro all’autore, si tratta sempre di vicende di uomini: si è detto, l’amicizia vera fra Claudio e Max, che il nuovo scenario imboccato inevitabilmente muterà, e ancora l’amicizia di interessi fra Claudio e Vento, ex pugile coinvolto fino in fondo all’anima in violente vicende criminali, anche per l’amore indiscusso per la figlia Flor, unica ragione pulita in un universo di ragioni sporche. E poi la ragazza di Claudio, Marina, che lavora in una lavanderia e lo osserva davanti alla strada tutto il giorno ad aspettarla (comprando per giorni un cornetto al bar per dare il tempo a lui di palesarsi) senza trovare il coraggio di dirle che è cambiato, forse perché in vero è sempre più invischiato fino al collo e tanto cambiato non è.
Piccole descrizioni che rendono questo libro a metà fra un racconto di mafia umano, italiano (e alla fine molto godibile) e la cronaca, pur frutto di fantasia narrativa, impietosa su tutto quello che è accaduto sotto i nostri occhi.

Non so se ci faranno davvero un film come si preannuncia nel risvolto di copertina, ma alla fine il libro lo reggerebbe bene, il ritmo c’è e anche la familiarità, ahimé, che mi conduce a consigliarvelo.

 

Autore: Daniele Autieri 
Titolo: I giorni della cagna
Casa editrice: Rizzoli
Formato di lettura: digitale
Prezzo cartaceo: 19,00 euro
Prezzo eBook: 9,99 euro

Iacopo Basagni

Iacopo lavora nell’editoria scolastica occupandosi di libri umanistici per le scuole superiori. Di formazione classica, si è sempre appassionato alle vicende contemporanee, studiando in particolar modo la percezione dell’immigrazione nei media. Appassionato di letteratura gialla, Henning Mankell è il suo autore preferito. Crede fermamente in un continuo rapporto di scambio fra i modelli letterari del passato e la forza dirompente del presente.

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