Cosa fa uno sceneggiatore? Intervista a Gianluigi Pucciarelli

Il fascino dei fumetti. Alzi la mano chi non l’ha mai subito. Nessuno, eh?Lo immaginavo! La narrazione fumettistica, è innegabile, è coinvolgente. Chi la ama, la amerà per sempre. Sono le immagini a fare la differenza: un’istantanea di senso, potente e leggera allo stesso tempo, che rimane indelebile nella mente nonostante il suo veloce – velocissimo – consumarsi davanti agli occhi del lettore. 

Ma come nasce, di fatto, un fumetto? È ciò che ho domandato a Gianluigi Pucciarelli, che i fumetti li conosce molto bene, da bravo sceneggiatore. E lui molto gentilmente mi ha risposto, parlando di sé e dei suoi progetti con disponibilità e simpatia. Tutto è nato da un fumetto da lui sceneggiato, che ho divorato in una piacevolissima ora di lettura: Se una notte d’inverno un narratore (Beccogiallo, 2016). 

Come dite? Il titolo vi ricorda Italo Calvino? Be’, avete ragione: è proprio a Calvino e alle sue opere che il fumetto è dedicato! 

Lascio la parola a Gianluigi. 

Buona lettura, lettori!


AUTOBIOGRAFIA UMANA E PROFESSIONALE

Chi è Gianluigi Pucciarelli? Descriviti utilizzando 5 aggettivi.

Il problema di un intervista a distanza, dove si ha la possibilità di riflettere su ogni risposta, di prendersi tutto il tempo per scrivere, correggere e poi cancellare ogni singola parola, è proprio quello di ritrovarsi, dopo svariati tentativi per non apparire banale ma allo stesso tempo spontaneo, senza nulla in mano. Figuriamoci poi quando le domande riguardano la tua persona…

Argh!

Ecco, questo è Gianluigi Pucciarelli.

Vizioso, Pigro, Riflessivo, Confuso, Onnivoro.

Che cosa fa esattamente uno sceneggiatore di fumetti?

Credo che ogni sceneggiatore possegga una personale metodologia di lavoro.
È molto complesso provare a descriverla nel dettaglio poiché alle volte non si ha la padronanza totale del processo di scrittura. È come se un’essenza si impossessasse di te nell’atto dello scrivere. Il tuo cervello, le tue mani e la posizione della tua schiena vengono controllate da un energia misteriosa e sconosciuta in grado di guidarti verso composizioni di parole e frasi che poi, una volta rilette, sembra non sia stato tu a scrivere. 

In sostanza però, lo sceneggiatore di un fumetto fa questo: 

  • Pensa
  • Costruisce un’idea
  • Stila un breve soggetto che racchiude a grandi linee il suo racconto
  • Sviluppa in una scaletta la sua storia, in maniera molto sintetica, per gruppi di pagine (Tavole nel caso dei fumetti)
  • Scrive la sceneggiatura vera e propria, dove per ogni Tavola descrive la composizione di ciascuna vignetta e ciò che in ogni vignetta dovrà comparire (questo poi però dipende molto dal rapporto con il disegnatore, sempre che il disegnatore non sia lo stesso sceneggiatore)
  • Rilegge quello che ha scritto e il più delle volte lo cancella e ricomincia da capo


Quando hai deciso che saresti divenuto sceneggiatore di fumetti e quale è stato il tuo percorso formativo?

In realtà non mi considero ancora uno sceneggiatore, credo di essere ancora nell’orbita dell’apprendistato. La strada è ancora lunga e penso di trovarmi solo all’inizio della salita.
Il mio percorso nasce con i giochi di ruolo (per i quali ci vorrebbe un’intervista a parte) e si concretizza poi nella frequentazione della Botte Finzioni a Bologna, dove ho costruito i mie contatti con la casa editrice Becco Giallo di Padova.

A quali progetti hai lavorato fino a oggi e a quali di questi sei legato in modo particolare?

Fino ad ora ho avuto il piacere di pubblicare due volumi, entrambi editi per la stessa casa editrice Becco Giallo: Gianmaria Volontè (2014) disegnato da Paolo Castaldi, e Se una notte d’inverno un narratore (2016) disegnato dalla Red House Lab.
Ad entrambi, ovviamente, sono molto legato.

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN NARRATORE

Il narratore a cui si riferisce il titolo del fumetto è Italo Calvino e il titolo stesso ricalca quello del suo famoso romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.
Perché hai deciso di dedicare un fumetto proprio a Calvino?

Quando ripenso al come sia nato il mio amore per la letteratura, ai miei primi approcci autonomi ai libri e ai volumi che hanno in qualche modo iniziato a tracciare la mia strada di lettore, tra i vari autori non posso non ricordare Calvino che con Il sentiero dei nidi di ragno è stato in grado di raccontarmi gli orrori, le incongruenze e la banalità della guerra attraverso lo sguardo di un bambino. 

Da allora ho approfondito il suo lavoro, scoprendo così la sua vena sperimentatrice, della quale mi sono innamorato e che ha ispirato il mio percorso formativo in tutti gli ambiti.
Ho quindi deciso di dedicargli un mio personale tributo, guidato proprio da un suo suggerimento. In una postfazione de Il castello dei destini incrociati, è lo stesso Calvino che esalta il valore e il potenziale del fumetto. Leggendo quelle sue righe, dove ipotizza una sua futura opera raccontata attraverso le immagini, ho preso il coraggio necessario per azzardare un lavoro che parlasse di lui e dei suoi libri.


Qual è stata la sfida più difficile che hai dovuto affrontare come sceneggiatore nel realizzare il fumetto?

Il progetto era molto ambizioso: costruire un racconto basato sui racconti di Calvino, collegati tra loro attraverso una serie di interludi ispirati ad una sua opera, cercando di mantenere una coerenza tematica con i principi da lui indicati nelle sue Lezioni Americane, affidando il tutto a diversi disegnatori, uno per ogni capitolo. Beh, la sfida più difficile è stato proprio quella di credere che ci saremmo riusciti.

“Se una notte d’inverno un narratore” è stato realizzato in collaborazione con la Redhouse lab, la prima scuola lucana di fumetto. Ti va di raccontarci come si svolge l’iter creativo ed esecutivo di un fumetto?

Innanzitutto ringrazio di cuore la Redhouse per il lavoro che ha svolto, per aver creduto nel progetto e per la pazienza durante l’anno e mezzo di collaborazione dove mi sono sentito accolto come un fratello all’interno della scuola.
Riguardo al fumetto, il primo passo è senza dubbio quello di strutturare il progetto di lavoro, organizzare la varie fasi di produzione e individuare le persone da coinvolgere. In questo Gianfranco Giardina e Giulio Giordano (i due maestri della scuola), sono stati stupefacenti. È grazie a loro che sono riuscito a coinvolgere Annamaria Santopietro e Mario Berillo per i disegni e Fabio Ponticelli, Alessandra Messina, Marìca Montemurro, Rosa Maria Gallone e Carmen Violante per le illustrazioni. Tutti allievi o ex allievi della Redhouse. Proprio la loro comune appartenenza alla scuola ha potuto far si che il progetto prendesse corpo, poiché la loro organizzazione interna e la continua supervisione dei due maestri hanno permesso di far procedere contemporaneamente le fasi di produzione delle diverse storie. Sul piano pratico, la prima cosa da fare è senza dubbio la sceneggiatura. Da lì si può passare alla stesura delle storyboard che, una volta approvate, vengono trasformate in disegni veri e propri, per poi essere inchiostrati o colorati a seconda delle necessità. C’è poi la fase di impaginazione, di lettering e di postproduzione. Il tutto, ovviamente, condito da momenti di sconforto, rassegnazione, ripensamenti, gioie infinite e soddisfazioni esaltanti. La cosa più dura è senza dubbio quella di decidere di chiudere una tavola e di passare alla successiva, senza doverci tornare più sopra a causa di illuminazioni dell’ultima ora.
In ogni caso, è stata un’esperienza indimenticabile.
Grazie ancora ragazzi/e!

Tra le tavole del fumetto realizzate ce ne sono alcune che puoi dire le tue preferite? A me, per la cronaca, sono piaciute particolarmente quelle dedicate a “Il sentiero dei nidi di ragno” (ho trovato geniale lo stratagemma ideato per interromperne la narrazione!)

Ogni volta che uno dei “miei” disegnatori partoriva una nuova tavola, quella diventava la mia preferita. È difficile rispondere a questa domanda, per ogni disegno c’è dietro una piccola storia e un affetto paterno che non può essere messo a confronto.


CURIOSITÀ SUL TUO RAPPORTO CON I FUMETTI E LA NARRAZIONE

Che cosa ti affascina di più dei fumetti come lettore?

La possibilità di scandire i tempi di lettura delle vignette in modo assolutamente autonomo, potendo ritmare lo sguardo sull’immagine e sul testo in maniera sempre diversa, riuscendo così a trasformare la lettura in una componente indissolubile della resa finale di un testo.

E come sceneggiatore?

La sfida del riuscire ad immedesimarmi nel lettore, tentando di cogliere le diverse chiavi di lettura che è possibile far sorgere all’interno di una tavola, cercando invano un linguaggio assoluto che le renda universalmente comprensibili così come io le ho strutturate.

Quali sono stati i fumetti che hanno maggiormente segnato la tua formazione?

I lavori folli di Jacovitti sono impressi nella mia memoria di bambino, per quanto ardui da comprendere a pieno, sono stati uno stimolo formativo grandioso per il mio amore verso il fumetto.
Dragonball, Dylan Dog, Topolino, Nausicaa nella valle del vento, Martin Mystere e tutto l’universo manga e Bonelli mi hanno accompagnato per anni durante la mia crescita adolescenziale. From Hell di Moore, Blast di Larcenet, Rughe di Roca e L’intervista di Fior, sono gli albi che avrei voluto scrivere io.

I CONSIGLI DI GIANLUIGI

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere la tua stessa professione?

Che chiamarla professione è un errore, almeno per me. Se si ama la scrittura, la si pratica, ed il mio consiglio è quello di farlo, senza paura e alimentando la proprio passione costantemente.

Lasciando i fumetti: ti va di dirci quali sono i tre libri che consiglieresti di leggere al tuo più caro amico e il perché?

  • L’Arte della gioia, di Goliarda Sapienza.
    Perché la scrittura di Goliarda è una meravigliosa scoperta. 
  • Guerra e Pace, di Lev Tolstoj.
    Perché sì.
  • La versione di Barney, di Mordecai Richler.
    Perché il nome dell’autore è fichissimo.

Grazie a Gianluigi Pucciarelli!

Esattamente come avviene in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, anche in questo caso il vero protagonista dell’opera è il lettore, che nel tentativo di decifrare la biografia di Calvino incontra accidentalmente altri suoi libri, cercando invano di continuarne la lettura che ogni volta – invece – viene ostacolata da eventi apparentemente casuali, sempre più misteriosi. 

Un viaggio disegnato nelle opere più belle di Italo Calvino: “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, “Il sentiero dei nidi di ragno”, “Ti con Zero”, “Le città invisibili”, “Il castello dei destini incrociati”. Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e Glielo dirò. Ma non Le dirò mai le verità, di questo può star sicura. – Italo Calvino


Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: