“Camurrìa” di Arnolfo Petri

Sei riuscito in molto altro. A farmi capire che esistono tanti modi di essere uomini, né di serie A, né di serie B, solo uomini.

Camurrìa racconta la vicenda di due uomini, Salvatore e Marcello, finiti nella stessa cella del carcere di Secondigliano a Napoli. Scendendo nella loro intimità più profonda, metaforicamente li denuda e li libera dai panni sporchi e ingombranti del loro passato. Con uno stile brillante, appassionante e a tratti teatrale, Arnolfo Petri scrive dunque la storia di due “sconfitti dalla vita”, due “ultimi” segnati dal rifiuto del prossimo e dal dolore.

Marcello, infatti, è un professore omosessuale che ha passato tutta la vita a nascondersi, evadendo da una quotidianeità pesante, che lo soffoca e lo costringe a reprimere il suo vero io, grazie alle serate in un noto locale gay della città e a Hedy Lamarr, famosa diva degli anni Quaranta in cui si immedesima. Si trova in carcere perché accusato di violenza su minore.

Salvatore, invece, è un camorrista accusato dell’omicidio di un prete. Uomo d’onore dalla scorza dura, almeno in apparenza, è segnato da rimorsi e da un segreto inconfessabile. All’inizio mal digerisce la presenza in cella di Marcello, perché non tollera i suoi atteggiamenti effemminati ed eccentrici, ritenendosi superiore a lui in quanto a virilità. Si sente una roccia che nulla può scalfire e intenerire, non intende perdere tempo con “quella lagna” di Marcello.

Tuttavia, giorno dopo giorno, e a poco a poco sempre di più, la minuscola cella che condividono inizia a unirli, spingendoli a parlare e a riflettere sulle loro esistenze, in un dialogo che li aiuterà a trovare se stessi. È Marcello il più estroverso dei due, cerca sempre l’approccio con Salvatore per stimolarlo ad aprirsi e a parlare. Al tempo stesso gli confessa, in uno sfogo liberatorio, le sue verità rimaste congelate per troppi anni.

Da quando era giovane è alla ricerca del vero amore, simboleggiato dall’uomo aquila che appare sovente nei suoi sogni, e del senso della vita, della sua “incasinata” vita. Racconta la propria storia e quelle degli amici in fondo un po’ frivoli che frequentava durante le sue serate. Inizialmente la durezza del carcere e la disperazione per la reclusione gli fanno rimpiangere quel “mondo di plastica” fatto di apparenza, divertimento e ritrovi all’insegna del pettegolezzo e della futilità. Marcello è convinto che quel mondo rappresenti l’unica vita alla quale può aspirare. Il suo raccontarsi sblocca a poco a poco anche Salvatore, che scopriamo essere un uomo segnato dalla sofferenza e da un passato difficile, incapace di dare una svolta alla sua vita e rassegnato al suo destino di malavitoso.

Con il passare dei giorni, Salvatore cambia idea su Marcello: l’iniziale indifferenza lascia spazio a stima, rispetto e addirittura complicità. La condivisione della stessa cella fa nascere fra due personaggi così diversi tra loro una strana e armoniosa sintonia che sfocia in un’amicizia vera e sincera, in un affetto intenso che si mostrerà in tutta la sua forza in un finale inatteso e sconvolgente.

Marcello e Salvatore ci insegnano quanto sia importante parlare.
Per cambiare un mondo omertoso e violento.
Per noi stessi, per capire chi siamo, per affrontare le nostre paure, per farsi capire e accettare, accettando a nostra volta chi è diverso da noi.
Per vivere senza fardelli.
«Il silenzio è camurrìa».

Sergio

camurria         

    Titolo: Camurrìa
    Autore: Arnolfo Petri
    Casa editrice: Homo Scrivens
    Collana: Dieci
    Anno: 2012
    Formato di lettura: cartaceo
    Prezzo cartaceo: 14,00 euro

 

 

 

Sergio Pepe

Nel suo cuore albergano tre grandi amori: il calcio, i libri e il mare. Ragioniere di professione e lettore instancabile per passione, ama cimentarsi in particolare in letture impegnate che riescono a mettere in discussione le umane certezze.

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