“L’acustica perfetta” di Daria Bignardi

Il lato segreto dell’amore ne L’acustica perfetta di Daria Bignardi: quando il “non detto” ferisce le persone

 

Vi pongo una domanda.

Come passano la bellezza e l’amore sensuale, che cosa rimane? Alla domanda, tratta da L’acustica perfetta di Daria Bignardi, non so voi come risponderete. Ma per parlarvi di questo libro voglio dirvi come rispondo io. Cosa rimane? Niente.

Quando passano la bellezza e l’amore sensuale, tra due persone non rimane niente se non si sono mai davvero tenute per mano durante il percorso della vita. Se non hanno mai parlato all’altro con sincerità, se non si sono mai volute guardare veramente nel profondo, ostinandosi a vedere solo il ricordo di ciò che in un lontano passato sono state. Nemmeno i figli possono fare da legante tra due anime che non si sono mai davvero sfiorate. Il risultato più probabile? L’infelicità.

Arno Cange e Sara Ferrando sono sposati da tredici anni e abitano a Milano. Hanno tre figli e sono all’apparenza una coppia perfetta. Lui ha il daimon della musica, suona il violoncello nell’orchestra della Scala. Lei ha scelto di occuparsi della casa e dei figli. Il loro amore nasce un’estate della loro adolescenza in Versilia. Quando la tredicenne Sara, alla fine delle vacanze, lascia Arno, lui, dentro di sé, continua ad aspettarla sempre, certo di ritrovarla. E aspettandola la idealizza, si innamora di una lei che non c’è, di una lei tredicenne smaliziata imprigionandola mentalmente, senza rendersene conto, dentro la gabbia di quel passato.

Quando i due, per caso, si incontrano di nuovo, anni dopo, decidono di sposarsi. Tredici anni di matrimonio e Sara, una mattina di dicembre, sparisce lasciando ad Arno un semplice biglietto dove confessa la sua infelicità insieme al bisogno di andare via per un po’ per ritrovare se stessa. Accusandolo di non averla mai capita né amata abbastanza. Arno, che da principio pensa a uno scherzo di cattivo gusto, si ritrova da solo con i tre figli a cercare di ricucire i pezzi della sua vita, a domandarsi dove ha sbagliato e soprattutto che cosa, e a porsi interrogativi sulla moglie, che scopre, a poco a poco, di non conoscere affatto. Sara ha dei segreti che non gli ha mai confessato, che sono cresciuti dentro di lei fino a diventare incontenibili. La bomba a orologeria del suo disagio.

Ero curiosa di leggere questo romanzo della Bignardi fin dalla lettura del suo ultimo, Santa degli impossibili, poiché l’autrice – se non vado errata – aveva dichiarato di aver in parte sviluppato in esso temi già affrontati ne L’acustica perfetta (edito da Mondadori per la prima volta nel 2012). Quindi volevo capire, e ho capito.

Il libro è molto profondo e ho apprezzato che la narrazione sia svolta in prima persona dal punto di vista dell’uomo. Ho apprezzato anche che il viaggio che intraprende alla ricerca della moglie si configuri come un viaggio di formazione, un percorso alla fine del quale riuscirà a capire chi sia veramente. Una persona con umani difetti, più o meno gravi, come lo siamo tutti. Semplice, perché ama la sua vita e non desidera niente di più di quello che ha, concreto e razionale, perché non riesce – secondo me a ragione – a scusare Sara, donna matura, intelligente, madre, per quello che ha fatto.

Ed è per questo motivo che la storia mi ha spiazzato. Non per il finale, che ho trovato perfettamente calibrato e molto onesto (un finale perfetto per una storia di tale portata). Ma per le persone che circondano il caro Arno (dico “caro” perché non si può non simpatizzare per lui; almeno io, lo ammetto, parteggio ancora spudoratamente per le sue ragioni); persone piene di mancanze a loro volta, ma che sembrano vedere davvero solo le sue.

A uscirne sempre illesa sembra essere solo la povera Sara. Io capisco la gravità – intesa come pesantezza – dei suoi segreti. Ma come donna non so condividere la sua scelta, come invece sembrano fare tutti (figli compresi). Sara, davvero un amore mai vissuto è meglio di quello che si vive ogni giorno e che ci cresce accanto? Davvero Arno non ti ha mai amata abbastanza quando non ha mai avuto occhi che per te? E soprattutto, davvero è lui a non averti mai capita se sei stata tu ad aver preferito i tuoi segreti alla sua comprensione? Mi domando: come si può pretendere che l’altro ci conosca se non gli si è mai detto chi siamo? La colpa è davvero tutta di Arno?

L’unico personaggio veramente obiettivo del romanzo sembra essere Massimo, l’amico del protagonista, un sardo amante del surf e della natura incontaminata. Se pure anche lui ha dei segreti, come si scoprirà, è un vero amico sincero ed è per questo un personaggio positivo che si fa apprezzare.

L’acustica perfetta dà molto su cui riflettere. A due giorni dalla fine del romanzo, il senso di confusione e di stordimento intorno a tutta la vicenda continua a perdurare.

Proprio questo era l’intendo del romanzo? Turbare e confondere il lettore, per stimolarlo a riflettere sui personaggi e, di riflesso, su se stesso? Se la risposta a queste ultime domande è positiva, io direi che Daria Bignardi ha raggiunto il suo obiettivo con grande naturalezza e classe. Ma mi piacerebbe molto sapere da voi che cosa ne pensate.

 

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Autrice: Daria Bignardi
Titolo: L’acustica perfetta
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2012
Formato di lettura: cartaceo
Prezzo cartaceo: 18,00 euro
Prezzo eBook: 4,99 euro

 

 

 

Benedetta Mannelli

Laureata in Lettere e aspirante informatica, ha un unico grande amore: i libri. Editor e blogger, ama rifugiarsi altrove, in mondi di carta (o pixel) che sanno regalarle emozioni uniche. Che cerca di trasmettere con i suoi consigli di lettura. Per questo nel 2014 ha aperto Rifugiarsi altrove: per condividere una passione.

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